Alessandro Roma 'Il sole mi costrinse ad abbandonare il giardino'

Alessandro Roma 'Il sole mi costrinse ad abbandonare il giardino'

Wednesday, April 11, 2012Thursday, May 24, 2012


Milan, Italy

ALESSANDRO ROMA
Il sole mi costrinse ad abbandonare il giardino
[The sun forced me to abandon the garden]

11 April - 24 May 2012
Opening: 11 April | 6.00-9.30pm

Brand New Gallery is delighted to present Il sole mi costrinse ad abbandonare il giardino [The sun forced me to abandon the garden], the solo exhibition by Alessandro Roma, the first hosted Italian artist to be exhibited in the whole gallery space.
The garden is a magical place, conceived in antiquity, which conveys a perennial metamorphosis in construction and in meaning, in which man creates a meeting point of perfect harmony with nature. What remains unchanged over time is the paradisiacal vision of this enchanted, fertile place, Eden sought and recreated by man on earth (we need only consider that the ancient Persians called the garden pairi-daeza). Unlike a landscape that is open to those who observe it, in order to be discovered the garden must be traversed, explored, scrutinised in depth, as it is concealed within its enclosure, which determines and safeguards its form. This kind of approach is the key to understanding Alessandro Roma’s works hosted in the Milanese space, which suggest to spectators a catharsis and a mental predisposition through which to immerse oneself in the intersecting forms, in a collage of memories and in evocative elements that come to life on the sculptural and painting surface. The theme of the garden is only considered ideally and not in a documentary manner, in the same way in which for many years in his painting Paul Klee tackled the archetype of the garden, even if without ever describing it in its realistic form, as did Monet, who even created his own genuine garden outside Paris, which became the main subject of his studies.
In his work Alessandro Roma renders the double form of the landscape and the garden, completeness and fragment, of a defined space that safeguards within itself elements of attraction, yet which are not immediately assimilable. The paintings live in equilibrium between figuration and abstraction; the sculptures render anthropomorphic forms and the memory of atavistic containers of natural elements at the same time, while the collages are configured as sketches tracing surreal visions.
The exhibition is composed of a core of large paintings, which, together with the sculptures and collages, form a dream-like itinerary in the spaces of the gallery. The painting works evoke locations that seem indefinite at first glance, but, if you look carefully, allow you to perceive trees, paths and hints at figures: through drawing, painting and collage, there is a distancing from a centripetal representation and free space is given to different mental openings and perspectives, obtained through the multiplication of the vanishing points, while the simultaneous use of various artistic techniques allows interesting visual stimuli to be created. The plastic works, made of terracotta and painted with natural pigments, recall the sculptural elements of ancient gardens, ruins, monuments and nymphaea, and are developed in the form of a vase, not only at an emotive level, but sometimes performing the same function: indeed the sculptures watch over the plants contained in them, bushes identified in antiquity as healing panaceas or considered to possess magical powers. A series of small collages, distinct and delimited by chromatically dissimilar frames, serve as support for the sculptures and act as preparatory studies and sketches, through surreal, lyrical and evocative images that make reference to the work through the style, material and colour of the sculptural form.

Alessandro Roma was born in 1977 in Milan, where he currently lives and works. He concluded his studies in 2000 at the Accademia di Belle Arti in Brera, beginning an exhibition itinerary that led to him winning the IV International Painting Prize Diputación de Castellón in 2007 at the Museo de Bellas Artes de Castellon in the Spanish city of the same name and to inaugurating a stay in Germany between 2008 and 2009 at the Künstlerhäuser artists’ residence in Worpswede. His work has been exhibited in important galleries and museums of international renown. In 2009 he was invited to participate in the Biennial exhibition in Prague, while in 2011 the Mart in Trento hosted his first solo exhibition in a museum, Humus, curated by Giorgio Verzotti.

Barry Schwabsky, the author of the text in the catalogue, is a US poet and critic who lives and works between London and New York. He can boast numerous publications including The Widening Circle: Consequences of Modernism in Contemporary Art (Cambridge University Press), Vitamin P: New Perspectives in Painting and Vitamin P 2 (Phaidon); he regularly writes for Artforum and The Nation and his essays have appeared in many other publications, including Flash Art and Art in America. His contributions as an author appear in dozens of catalogues of exhibitions of modern and contemporary art, with particular attention devoted to painting and young artists. Among the Italian authors about whom he has written appears Pietro Roccasalva, whose monograph, published in 2008, he edited.

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BRAND NEW GALLERY
presenta
ALESSANDRO ROMA
Il sole mi costrinse ad abbandonare il giardino

11 aprile - 24 maggio 2012
Opening: 11 aprile | 18.00-21.30

Brand New Gallery è lieta di presentare Il sole mi costrinse ad abbandonare il giardino, mostra personale di Alessandro Roma, primo artista italiano ospitato ad esporre nell'intero spazio della galleria.
Il giardino è un luogo magico, di concezione antichissima, che porta con sé una metamorfosi perenne nella costruzione e nel significato, in cui l'uomo crea un punto d'incontro e di perfetta armonia con la natura. Ciò che resta inalterata nel tempo è la visione paradisiaca di questo luogo incantato e fertile, Eden cercato e ricreato dall'uomo sulla terra (basti pensare che gli antichi Persiani chiamavano il giardino pairi-daeza). A differenza di un paesaggio che si apre a chi lo osserva, il giardino per essere scoperto deve essere attraversato, esplorato, scrutato a fondo, in quanto è celato nel suo recinto che ne determina e custodisce la forma. Questo genere di approccio è la chiave per comprendere le opere di Alessandro Roma ospitate presso lo spazio milanese, che suggeriscono allo spettatore una catarsi e una predisposizione mentale attraverso cui calarsi nelle forme che si intersecano, in un collage di ricordi e nelle suggestioni che prendono vita sulla superficie scultorea e pittorica. Il tema del giardino è preso in considerazione solo idealmente e non in modo documentaristico, allo stesso modo in cui Paul Klee per lunghi anni ha affrontato nella sua pittura l'archetipo del giardino, pur senza mai descriverlo nella sua forma realistica, o come Monet, che addirittura giunse a realizzarne uno vero e proprio alle porte di Parigi che divenne il principale soggetto del suo studio.
Alessandro Roma nel suo lavoro restituisce la duplice forma del paesaggio e del giardino, completezza e frammento, di uno spazio definito che custodisce al suo interno elementi di richiamo che non sono però di immediata assimilazione. La pittura vive in equilibrio tra figurazione ed astrazione, la scultura restituisce al contempo forme antropomorfe e la memoria di contenitori atavici di elementi naturali, mentre i collages si configurano come bozzetti che tracciano visioni surreali.
La mostra si compone di un nucleo di grandi quadri che, insieme alle sculture ed ai collages, costituiscono un percorso onirico negli spazi della galleria. Le opere pittoriche evocano luoghi ad un primo sguardo indefiniti, ma, se scrutate attentamente, permettono di scorgere alberi, sentieri e accenni di figure: attraverso il disegno, la pittura ed il collage si prende la distanza da una rappresentazione centripeta e si dà libero spazio a diverse aperture mentali e prospettiche, ottenute attraverso la moltiplicazione dei punti di fuga, mentre l'impiego simultaneo di diverse tecniche artistiche consente di creare interessanti sollecitazioni visive. Le opere plastiche, realizzate in terracotta e dipinte con pigmenti naturali, richiamano gli elementi scultorei di antichi giardini, ruderi, monumenti e ninfei, e si sviluppano nella forma del vaso, non solo a livello suggestivo, ma svolgendone talvolta la stessa funzione: infatti le sculture vigilano sulle piante in esse contenute, arbusti identificati nell'antichità come panacee curative o ritenuti provvisti di poteri magici. Una serie di piccoli collages distinti e delimitati dalle cornici cromaticamente dissimili fanno da supporto alle sculture, in quanto fungono da studi e bozzetti preparatori, attraverso immagini surreali liriche e suggestive che rimandano all'opera attraverso il segno, la materia ed il colore della forma scultorea.

Alessandro Roma nasce nel 1977 a Milano, dove attualmente vive e lavora. Conclusi gli studi nel 2000 presso l’Accademia di Belle Arti di Brera inizia un percorso espositivo che lo porta a vincere nel 2007 il “IV International Painting Prize Diputación de Castellón” al Museo de Bellas Artes de Castellon nell’omonima città spagnola e ad inaugurare tra il 2008 e il 2009 un soggiorno in Germania presso la residenza d’artista Künstlerhäuser a Worpswede. Il suo lavoro è stato esposto presso importanti gallerie e musei di fama internazionale. Nel 2009 è stato invitato a partecipare alla Biennale di Praga, mentre nel 2011 il Mart di Trento ha ospitato la sua prima personale museale, Humus, curata da Giorgio Verzotti.

Barry Schwabsky, autore del testo in catalogo, è un poeta e critico americano che vive e lavora tra Londra e New York. Ha all’attivo numerose pubblicazioni fra cui The Widening Circle: Consequences of Modernism in Contemporary Art (Cambridge University Press), Vitamin P: New Perspectives in Painting e Vitamin P 2 (Phaidon); scrive abitualmente per Artforum e The Nation e i suoi saggi sono apparsi in molte altre pubblicazioni, tra cui Flash Art e Art in America. Il suo contributo come autore è riportato in decine di cataloghi di mostre d’arte moderna e contemporanea, con un'attenzione particolare per la pittura e i giovani artisti. Fra gli autori italiani da lui seguiti compare Pietro Roccasalva, di cui ha curato la monografia pubblicata nel 2008.